Il metodo Feldenkrais

 

Alcune donne si allenano con il metodo Feldenkrais, un metodo che dona armonia fisica e buon umore.

Alcune donne si allenano con il metodo Feldenkrais, un metodo che dona armonia fisica e buon umore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Moshe Feldenkrais: un uomo straordinario

 

La vita di  Moshe Feldenkrais è una di quelle esistenze che si potrebbero trasportare direttamente in un film o in un romanzo. Lo studioso nacque nel 1904 nella Russia zarista. Avendo origini ebraiche, emigrò in Palestina da ragazzo e lì diede subito prova delle sue profonde conoscenze nel campo dell’ingegneria: studiò fisica e ingegneria cibernetica, una disciplina che era appena stata inventata. Feldenkrais iniziò ad interessarsi di fisioterapia in seguito ad una lesione al ginocchio. Le sue profonde conoscenze di fisica e cibernetica si estesero così alla biomeccanica ed alla riabilitazione. Quando la Francia fu invasa dall’esercito nazista, Feldenkrais viveva a Parigi e fu costretto a fuggire avventurosamente in Inghilterra, portando con sé documenti segreti e si narra) una notevole quantità di acqua pesante. Dopo la seconda guerra mondiale lo scienziato si stabilì nel neonato Stato di Israele dove elaborò e perfezionò il suo metodo. Nei decenni successivi il metodo Feldenkrais sbarcò in Europa e successivamente nel mondo intero. Oggi dozzine di paesi riconoscono tale metodo ed organizzano dei corsi di studio di ben 4 anni, segno che il metodo Feldenkrais è diventato ormai una metodologia terapeutica di grande valore. Un dettaglio curioso: lo studioso era anche un appassionato di Judo e le sue grandi conoscenze di biomeccanica suscitarono l’interesse ed il rispetto niente popò di meno che di Jigoro Kano, l’illustre fondatore del moderno Judo.

 

Il metodo Feldenkrais in dettaglio

Il modo più semplice per spiegare il metodo Feldenkrais è di paragonarlo alla ginnastica propriocettiva: con essa ha in comune l’obiettivo di rendere il paziente capace di muoversi in modo cosciente ed equilibrato nell’ambiente che lo circonda. Per fare ciò dovrebbe apprendere alcuni principi di biomeccanica e riconoscere le modalità di movimento di tutto il proprio corpo. Non solo delle braccia e delle gambe quindi, ma anche del collo, della schiena e del bacino (fondamentale questo nel processo noto nel mondo dei fisioterapisti come “cammino”). Il risultato di tale conoscenza sarà non solo la capacità di muoversi in modo armonioso ed efficace ma anche un aumento della sensibilità fisica, al punto tale da riconoscere rapidamente molti degli squilibri fisici che possono influenzare il nostro corpo, riuscendo a controbilanciarli o (nel caso ciò non fosse possibile) a riportarli con precisione al terapista professionista, affinché possa suggerirci gli esercizi migliori per risolvere gli squilibri stessi. Grazie al metodo di Feldenkrais il paziente sarà inoltre capace di comprendere al meglio le direttive del fisioterapista e riuscirà ad eseguire gli esercizi correttivi in modo sempre attento ed efficace.

Come abbiamo detto, il metodo di Feldenkrais si basa su accurate conoscenze di biomeccanica; esse sono alla base di due teorie fondamentali:

·    La prima afferma che gli esseri viventi della Terra sono tutti influenzati, nel compiere i propri movimenti, dalla forza di gravità. Ciò vale sia per gli esseri terrestri che per quelli marini (che sebbene vivano a “gravità ridotta” sono comunque costretti a sottostare alla legge di Newton). Le analisi su eventuali disturbi propriocettivi devono quindi sempre avere alla base un impianto teorico che includa l’azione della forza di gravità sul corpo del paziente.

·    La biomeccanica è una scienza fondata da leggi che, come tutte le leggi fisiche, sono inalterate nello spazio e nel tempo. Le leggi biomeccaniche alla base dei movimenti dell’uomo sono perciò prevedibili ed aiutano a creare una sorta di “impalcatura teorica” necessaria per elaborare ogni possibile tesi sul movimento.

 

Gli obiettivi del metodo di Feldenkrais

La maggior parte delle metodologie terapeutiche hanno come obiettivo la risoluzione di una particolare patologia. Non è però il caso del metodo di Feldenkrais, in quanto esso guarda al di là delle categorie sano/malato e si focalizza sul controllo corporeo e sull’autoconsapevolezza dello stesso. Come sappiamo, Feldenkrais aveva una robustissima conoscenza della biomeccanica e grazie ad essa poté elaborare dei principi che non solo stanno alla base degli obiettivi prefissati ma accompagnano la ricerca dell’obiettivo stesso. Più che di principi potremmo quindi parlare di veri e propri strumenti analitici. Vediamo i principali:

·    Un’originale idea di Feldenkrais era quella per cui ogni singolo movimento compiuto dall’uomo deve essere suddiviso in tre fasi fondamentali: l’inizio, lo svolgimento e la fine. Secondo lo studioso israeliano è categorico che l’esecutore del movimento riesca ad individuare le singole fasi e soprattutto a percepire l’azione di ogni singolo muscolo impegnato nel movimento stesso. Meglio ancora sarebbe se, oltre a sentire i muscoli “lavorare”, l’attore riuscisse ad immaginare anche le rotazioni delle articolazioni: spalle, gomiti, ginocchia, caviglie vengono coinvolti nella stragrande maggioranza dei movimenti e “sentire” la loro presenza migliora la percezione complessiva dell’azione compita. Ovviamente l’attenzione necessaria alla percezione del movimento “spezzettato” è notevole, perciò questo esercizio è più adatto a persone adulte piuttosto che a dei bambini o a degli anziani che normalmente tendono a stancarsi presto, soprattutto quando un esercizio diventa ripetitivo o richiede un’attenzione giudicata eccessiva.

·    Ogni movimento può essere compreso ed introiettato mentalmente grazie a degli intrinseci meccanismi senso-motori che il metodo di Feldenkrais riesce ad esplicitare. Proprio la scoperta di questi meccanismi permette di comprendere come l’uomo si relazioni normalmente con l’ambiente circostante. Quando questa relazione, per varie ragioni, va in crisi, il metodo riesce a ricostruirla e spesso a renderla più ricca e variegata di prima. Per fare ciò vanno utilizzate delle alternative ai classici movimenti.

·    Secondo Feldenkrais ogni movimento che compiamo rischia di diventare abitudinario al punto di impedirci di immaginare dei movimenti alternativi. Ciò alla lunga può diventare dannoso in quanto una mente “pigra” crea un corpo pigro. Abituati ad un tran tran fatto di letto-divano-auto-scrivania-tavolo da pranzo, rischiamo di essere messi in crisi, a livello propriocettivo, anche da una camminata nel bosco: rischieremmo di sbattere addosso a rami e sassi che, semplicemente, non esistono nel nostro normale tran tran quotidiano. Feldenkrais consiglia quindi di pensare a cinque o sei diversi modi di compiere ogni movimento e di provare, almeno ogni tanto, ad eseguirli. Che sia il lavare i piatti, l’apparecchiare la tavola o anche il semplice uso di una scopa… ognuno di questi movimenti va effettuato in modi diversi, stimolando sia il cervello che, di conseguenza, il corpo.

Ciò che rende originale il metodo di Feldenkrais non è solo la storia personale del suo autore o le teorie di base bensì anche la modalità esecutiva degli esercizi. Molto interessante risulta infatti la possibilità di effettuare sia un percorso di esercizi individuali (lavoro individuale) sia uno collettivo.
Vediamoli insieme:

·    Per lavoro individuale non si intende ovviamente la possibilità che il paziente sia lasciato a se stesso, tutt’altro: il terapeuta sarà a diretto contatto col singolo paziente e gli presterà tutta la sua attenzione. Tuttavia non comunicherà con lui in forma verbale ma solo con una comunicazione creata coi movimenti delle mani, anche con i singoli polpastrelli. Ciò è utilissimo per attivare nel paziente una comprensione metalinguistica, che superi cioè i classici limiti dell’udito, per far sì che egli apprenda tramite il tocco, tramite il contatto fisico e lo sguardo. Si tratta di un apprendimento non necessariamente più rapido ma sicuramente più profondo e foriero di miglioramenti nelle propriocettività.

·    Il lavoro collettivo invece vede un’interazione di gruppo fra il terapeuta e una classe di 3 o 4 pazienti. In questo caso i comandi dovranno essere verbali ma il paziente avrà un vantaggio nuovo: quello di poter vedere gli esercizi effettuati da altre persone. Riuscirà così ad osservarne l’esecuzione da un punto di vista esterno, quindi utilissimo per ottenere nuovi stimoli e possibili varietà nei movimenti. Inoltre, poiché ogni persona si muove in modo diverso dall’altra, il paziente vedrà non solo un punto di vista differente su un medesimo movimento ma addirittura un movimento diverso da analizzare visivamente ed in seguito provare ad imitare. Sia esso un semplice slancio con le braccia, un piegamento o un salto, la differenza nella postura e nei movimenti, benché a volte minima, rappresenterà uno stimolo imitativo originale ed efficace.

Due esempi di esercizio di Feldenkrais

Il primo esercizio si svolge in piedi e si basa sulla percezione attiva di come il peso del nostro corpo viene distribuito sui piedi. Il paziente dovrà cercare di capire se la maggioranza del peso è portata sui talloni (come avviene normalmente per il 70% del peso corporeo) o sulle punte, sui lati esterni o interni dei piedi. Poiché il corpo umano ha un baricentro molto alto e i piedi una superficie molto piccola, è quasi inevitabile che il nostro equilibrio sia precario e possa essere mantenuto solo eseguendo senza interruzione una serie di micromovimenti, quasi inavvertibili e impercettibili ma non per questo meno efficaci. Con l’aiuto del terapeuta il paziente riuscirà ad identificare i movimenti e a sfruttarli al meglio per apprendere il comportamento naturale del proprio corpo; ciò col fine  di modificarlo all’evenienza, eliminando così quelle posture e movimenti non necessari o addirittura dannosi.

Il secondo esercizio sembra quasi un gioco ma per quanto semplice ha un’utilità notevole. Provate a chiedere ad una persona di fronte a voi di intrecciare le dita, due o tre volte di seguito. Quasi sicuramente lo farà sempre nel medesimo modo, ponendo le dita della mano sinistra sulla destra o viceversa. Chiedete ora alla persona di intrecciare le dita “al contrario”: all’inizio sembrerà un movimento strano, quasi innaturale, ma converrete con noi che non esiste una posizione giusta o una sbagliata, che quasi ogni azione può essere compiuta in modi diversi ottenendo lo stesso risultato. Di più: se ci si esercita a compiere dei movimenti anche banali (aprire la porta di casa) con entrambe le mani si svilupperà un senso propriocettivo maggiore, con dei vantaggi anche non banali per il senso dell’equilibrio e l’armonia dei movimenti.

Ovviamente il metodo di Feldenkrais è molto più di questo (servono infatti ben 4 anni di corso per padroneggiarlo con sicurezza), tuttavia questi piccoli esempi riescono a far comprendere sia l’originalità del metodo stesso sia la sua grande naturalezza e varietà di applicazioni.
Un metodo che dovrebbe essere conosciuto (almeno in forma teorica) da qualsiasi fisioterapista professionista.

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