La metodica Alexander

Il termine “propriocezione” non è noto al grande pubblico, eppure indica una capacita innata in tutti gli esseri viventi, sia umani sia animali. Se cerchiamo questo termine su un vocabolario o un dizionario della medicina (sia cartaceo sia nella rete internet) troveremo una definizione simile a questa: “ricevimento di informazioni fornite dai propriocettori, riguardanti la posizione, il movimento e l’equilibrio del proprio corpo nello spazio”. A questo punto vorremmo probabilmente sapere cosa siano i “propriocettori”: si tratta di recettori nervosi formati dai fusi neuromuscolari, dai corpuscoli muscolotendinei e soprattutto dalle terminazioni nervose poste nelle vicinanza delle articolazioni. In queste zone gli stimoli come le variazioni di posizione nelle articolazioni e il movimento dei muscoli provocano degli impulsi nervosi che permettono di comprendere esattamente dove ci troviamo: siamo perpendicolari al terreno o “storti”? Le nostre braccia sono adese al busto o in alto sopra la nostra testa? Le nostre gambe sono unite? Sembrano domande quasi oziose ma qualsiasi patologia che interessa i propriocettori può causare gravi problemi di postura, cammino ed in generale di equilibrio.
Fortunatamente il problema spesso non è così grave e le persone con lievi carenze di carattere propriocettivo si limitano magari a camminare in modo curioso, ad esempio coi piedi detti “a papera”, oppure pestando troppo i piedi stessi sul terreno. Magari il cammino e caratterizzato da un’eccessiva inclinazione del busto o, al contrario, da una schiena troppo rigida, non elastica. Tutte queste piccole imperfezioni nel cammino e nella postura causano, nel corso degli anni, un eccessivo accumulo di fatica fisica e di usura di articolazioni e legamenti. Se invece si prestasse maggiore attenzione alla propriocezione si potrebbero evitare molti piccoli malesseri come dolori articolari e lombari. Ma come camminare e muoversi meglio?
Seguendo un particolare metodo: la metodica Alexander. Questa tecnica si basa su una serie di esercizi finalizzarti a rieducare il corpo ad un movimento fluido e naturale, grazie al quale si potranno ottenere i migliori risultati di movimento ed in generale di azione con uno sforzo ridotto al minimo e con un dispendio energetico quindi ottimale.
Ma chi era il Frederick Matthias Alexander, l’inventore di questa originale metodologia? Forse un medico della tradizione germanica? O forse un luminare britannico? Niente di tutto questo: era un attore!

Il creatore della metodica Alexander: Frederick Matthias Alexander

Nel lontano 1869 Frederick Matthias Alexander nacque nel continente più giovane: l’Australia. Appassionato di recitazione fin dalla gioventù, divenne rapidamente un attore di teatro di grande successo; ma la sua promettente carriera fu rallentata da un seccante quanto pericoloso problema all’apparato vocale. Sebbene nella maggior parte dei casi i problemi alla voce nascono da danni alle corde vocali, nel caso di Alexander il problema era di tipo diverso. Ciò che sorprende fu la capacità dell’attore, privo di accurate conoscenze mediche, di intuire che il problema non era causato dalle corde vocali lesionate bensì dal cattivo uso che aveva fatto delle corde stesse e del proprio corpo in generale. Alexander arrivò a questa conclusione dopo essersi analizzato visivamente da delle angolazioni impossibili da raggiungere ad occhio nudo. Si armò di alcuni grandi specchi che appese in vari punti di una stanza di casa, in modo da poter osservare il proprio corpo in movimento da tutti i lati. Iniziò poi a muoversi, effettuando tutte quelle pose e movimenti che eseguiva ogni giorno, sia camminando, sia stando in casa sia (soprattutto) recitando. A questo punto ebbe una sorta di illuminazione: per anni aveva creduto che i suoi movimenti fossero fluidi ed aggraziati ma vedendosi allo specchio si ricredette: molte posture, molte azioni di braccia e gambe erano poco fluide e gravavano eccessivamente sulle spalle e soprattutto sul collo, determinando indirettamente i problemi alla voce che stavano compromettendo la brillante carriera dell’attore.Ciò che rende sorprendente il caso di Alexander fu la sua capacità di inventare dal nulla degli esercizi utili a migliorare la propriocettività del suo corpo. Tali esercizi riuscirono a rendere armoniosi i suoi movimenti e le sue posture, migliorando indirettamente le qualità della sua voce (caratteristica fondamentale per un attore di teatro): il timbro divenne quindi stentoreo, limpida, chiara. Ma non solo: anche le sue qualità di attore mimico migliorarono ed il successo tornò ad arridergli, come prima e più di prima, al punto tale che dopo qualche anno il teatrante australiano si trasferì a Londra, la mecca del teatro Ottocentesco.
Quando arrivò nel vecchio continente Alexander portò “in dote” un importante manuale di ginnastica propriocettiva, chiaro ed accessibile quindi a tutti. Nel giro di poco tempo la sua fama aumentò, non solo nei teatri ma anche in tutta la società britannica dell’epoca. L’eleganza della voce e dei movimenti era una caratteristica molto ricercata nel mondo aristocratico ed in generale nelle classi alte della Londra della Belle Epoque ed Alexander vantò fra i suoi clienti personalità celebri come gli scrittori George Bernard Shaw e Aldous Huxley ed il pedagogista John Dewey, che contribuì indirettamente ad aumentare ulteriormente la conoscenza del metodo Alexander.
Passarono gli anni ed intorno al 1930 la richiesta per la metodica Alexander era così estesa nella società inglese da spingere l’autore a creare un corso di formazione che permise a centinaia di persone di diplomarsi e poi insegnare nel mondo intero questa tecnica di cura propriocettiva.
La conoscenza e l’esperienza di Alexander si riversarono poi in quattro volumi curati dall’autore, in cui gli insegnamenti risultarono ancora più chiari e completi. Dove non potevano arrivare i diplomati del suo corso di formazione poterono arrivare i libri e la metodologia aumentò ulteriormente la sua fama ed utilità. Nel 1958 nacque la STAT (Society of Teachers of Alexander’s Technique) che è ora presente nel mondo intero.
Ovviamente è stato soprattutto il mondo anglosassone a trarre i maggiori vantaggi dalla metodologia Alexander in quanto i trattati furono disponibili fin da subito in lingua inglese. Tutt’oggi essa viene utilizzata non solo per la ginnastica propriocettiva ma anche per gli uffici: molte aziende organizzano corsi di metodica Alexander ed anche nelle cliniche tale metodo ha trovato molto successo in un momento delicatissimo della donna:la nascita del bambino. Numerosi studi empirici hanno dimostrato come una puerpera, al momento della nascita del figlio o della figlia, riesce a controllare il proprio corpo in modo molto più efficace se ha effettuato un corso di metodica Alexander: i suoi movimenti sono più controllati e precisi ed il rilassamento è più alto che in una donna che non conosce queste tecniche. Un ulteriore utilizzo nel mondo dello spettacolo, al di là di quello nel teatro, è nella musica: anche i conservatori musicali infatti hanno proposto spesso dei corsi di metodica Alexander ai loro allievi; il vantaggio nel controllo di braccia, respirazione e quindi esecuzione dei pezzi è notevolissimo.

Come funziona la metodica Alexander?

Essa si basa non solo su degli esercizi fisici ma anche su applicazioni psichiche: l’obiettivo è che tutte le azioni, anche le più banali, siano compiute con una grande semplicità ed armonia in modo che l’impegno muscolo-tendineo sia sempre minimo. Ovviamente ciò sarà utilissimo soprattutto per i musicisti, specialmente gli orchestrali, che sono costretti a stare chini sul loro strumento per molte ore al giorno, sia per gli inevitabili esercizi sia per l’esecuzione di brani o opere di durata non banale.
La classica seduta di metodica Alexander parte quasi sempre da un’analisi della schiena, della sua posizione, dei modi per poterla rendere più flessibile, docile ai movimenti. Il terapeuta utilizzerà quindi delle pressioni digitali (ovvero tramite le dita delle mani) per portare silenziosamente il paziente nella posizione migliore. Tali indicazioni silenziose saranno ripetute finché diverrà quasi naturale per seguirle, infine esse non saranno nemmeno più necessarie in quanto il movimento sarà stato interiorizzato sia a livello fisico che, cosa ancor più importante, a livello psichico. Il paziente viene di solito posto in posizione sdraiata o seduta, anche se in alcuni casi il terapeuta potrà optare per una posizione “attiva”, ovvero mentre si effettuano alcuni movimenti tipici, quali quelli dell’esecuzione di un pezzo per un musicista. Il medico inviterà il paziente a suonare il proprio strumento e ne correggerà i piccoli o grandi errori di postura. Il collo, le spalle e la schiena saranno tenute sotto particolare osservazione in quanto sono queste le aree critiche che, se non “disinnescate”, possono causare i problemi più gravi per il paziente. Come abbiamo scritto poc’anzi, la correzione continua, specialmente se effettuata mentre si esegue il medesimo pezzo musicale, porta infine il soggetto ad introiettare le correzioni stesse e ad assumere naturalmente la postura ottimale.
Tale atteggiamento, chiamato “primary control”, dona maggior sostegno alla colonna vertebrale e permette una respirazione più profonda e naturale, con conseguente maggior irrorazione di sangue ricco di ossigeno a tutti i muscoli che lo necessitano.
La metodica Alexander avrà sicuramente una vita molto lunga in quanto l’uomo contemporaneo trascorre sempre più tempo di fronte ad un computer ed in generale ad una scrivania, dove inconsciamente contrae spalle e schiena in modo inutile e spesso dannoso.
Sarebbe auspicabile che i corsi del metodo Alexander entrassero anche nelle scuole e nelle università italiane, per permettere agli studenti di impegnarsi sui libri senza soffrire di quei mal di schiena e mal di collo così tipici nei giovani del XXI secolo.

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