La frattura dello sterno

sterno2Sono molti anni ormai che l’uso obbligatorio della cintura di sicurezza ha salvato in Italia decine, se non centinaia di migliaia di vite. Tuttavia esiste un tipo di frattura che, paradossalmente, può a volte essere aggravata proprio dall’uso della cintura: la frattura dello sterno. Tale frattura può avvenire anche in seguito ad una caduta o (se si praticano sport ad alta intensità fisica) in seguito ad un pugno potentissimo o alla collisione con un avversario.

L’osso dello sterno è fondamentale per la sua funzione di fulcro della protezione ossea formata dalle costole; protezione che difende il cuore, i polmoni e molti altri organi interni.

In questo articolo potremo comprendere come è fatto l’osso sternale, i modi in cui può fratturarsi e le cure migliori per guarirlo efficacemente e rapidamente.

Lo sterno in dettaglio

Lo sterno è un osso lungo circa 17 cm., allungato e piatto, situato al centro del torace. È suddiviso in tre parti: il processo xifoideo, il corpo ed il manubrio.

Il processo xifoideo: assicura l’inserimento del settimo paio di costole.

Fino ai 40 anni di età è formato da cartilagine ma tende poi ad ossificarsi sempre più.

Sul retro dello xifoideo si attacca il legamento sternopericardico inferiore, che insieme allo sternoipericardico superiore stabilizza il pericardio (quella sottile membrana che avvolge il cuore).

Sul lato una semifaccetta permette l’ancoraggio della  cartilagine costale della settima costola.

Il corpo: è dotato di una forma molto allungata, necessaria perché si devono ancorare ad esso ben sei paia di costole.

Nella sua parte superficiale esterna del corpo troviamo tre rialzamenti che prendono il nome di creste trasversali; su di esse si ancorano i grandi muscoli pettorali.

Il manubrio: possiede una caratteristica forma a trapezio e funge da attacco per le prime due paia di costole e le clavicole.

I migliori esami per la frattura sternale

Uno degli esami più utili è sicuramente l’ecografia sternale, che pare essere più efficace rispetto alla classica radiografia. In alcuni casi si può anche utilizzare la tomografia computerizzata.

Ulteriori metodi di analisi sono gli esami di laboratorio e l’elettrocardiogramma. Quest’ultimo andrebbe eseguito praticamente in ogni tipo di incidente in quanto permette di verificare qualsiasi problematica a livello di aritmia ed extrasistolia. Si consiglia comunque un’osservazione clinica che duri per almeno 5-6 ore dopo l’incidente. Si dovranno valutare con frequenza i parametri vitali e controllare l’andamento del polso.

La frattura sternale può colpire qualsiasi delle tre parti dello sterno, ma la più delicata è sicuramente l’articolazione manubrio-sternale. Tale rottura può portare dei danni molto gravi: pensate che in un caso su tre la rottura del delicato manubrio può provocare delle ferite addirittura mortali. Ciò è causato dalla debolezza del manubrio che in seguito ad un trauma intenso  può rompersi in schegge acuminatissime che penetrano con violenza nei polmoni o nel cuore.

Pensate solo a questo dettaglio numerico: si calcola che circa il 25% delle morti provocate da trauma sia da ascrivere a traumi del torace. Negli Stati Uniti ogni anno circa 40.000 perdono la vita direttamente per traumi toracici. Altrettante persone muoiono per degli incidenti in cui il trauma toracico è una evidente concausa. Per quanto concerne l’Italia, purtroppo al momento non esiste una statistica nazionale dei traumi, ma i dati Istat indicano che negli anni ’90 sono morte più di 5.000 persone l’anno per i traumi, di essi circa la metà erano rappresentati da traumi toracici.

Individuare e curare la frattura sternale

Non sempre le fratture sternali possono essere identificate con rapidità e chiarezza. Se le più gravi necessitano di un immediato ricovero ospedaliero quelle più leggere possono addirittura passate inosservate, specialmente se avvengono in seguito ad uno scontro sul campo di gioco. Pensiamo a sport come il rugby od il football americano: in queste attività sportive gli scontri sono all’ordine del giorno, così come è normale sentire dei dolori post partita. Se siete dei praticanti di questi sport vi invitiamo a prestare particolare attenzione ai dolori al petto, specialmente se non accennano a diminuire dopo qualche ora. Se il giorno dopo il dolore fosse ancora intenso o comunque avvertibile vi consigliamo di recarvi dal vostro medico e di recarvi in ospedale per sottoporvi ad un esame radiologico.
Per quanto concerne la cura della frattura, essa non prevede l’uso del gesso bensì di antinfiammatori ed analgesici. Solo nei casi più gravi si andrà ad intervenire chirurgicamente.

Il riposo rappresenta parte del percorso di recupero: almeno due o tre mesi di inattività saranno indispensabili per lasciare al vostro corpo il tempo di curarsi e rinsaldare lo sterno fratturato. Forse i più sportivi di voi inorridiranno all’idea di lasciare i campi di gioco per così tanto tempo, ma ricordate che una frattura mal saldata o non saldata completamente potrebbe provocare nuovi incidenti in futuro, molto più gravi e forse addirittura radicalmente debilitanti.

Meglio lasciare il campo di gioco per qualche mese quindi, piuttosto che doverlo abbandonare per tutta la vita!

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