L’osteoporosi

L'osteoporosi: patologia dei più anziani, ma non solo!

L’osteoporosi: patologia dei più anziani, ma non solo!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’osteoporosi  è una classica malattia dell’età, tuttavia non colpisce tutte le persone, né gli uomini e le donne allo stesso modo. In questo articolo scopriremo chi è più soggetto all’osteoporosi, per quale ragione e in che modo essa possa essere affrontata.

La parola “osteoporosi” deriva dal greco “poros” (buco) e da “osteo” (cioè osso). Tecnicamente l’osteoporosi compare come un abbassamento della massa dell’osso. Esso, perdendo densità, rischia  maggiormente fratture di vario genere, anche gravi. Non tutte le ossa però si rompono con la stessa frequenza: quelle più a rischio sono la spalla, il polso e, pericolosissima, la colonna vertebrale.
Negli anziani poi l’osso più a rischio è sicuramente l’anca, non perché essa sia necessariamente più fragile delle altre ossa, ma perché nel caso di una caduta è quella che spesso sopporta la maggior parte del peso della persona e l’osso, sottoposto ad un’eccessiva sollecitazione, si rompe.
Inutile dire che è la frattura alla spina dorsale quella che può portare i danni più gravi, fra cui ovviamente una spaventosa paralisi.

 

  I vari tipi di osteoporosi

Possiamo ricondurre le varie osteoporosi a tre principali categorie:

• L’osteoporosi senile
È la classica osteoporosi degli anziani (“senex” significa infatti anziano in latino). Ma cosa si intende ai giorni nostri per anziano? Avrete notato che questo termine viene usato nel mondo sociale con molta delicatezza (si rischia infatti di suscitare l’ira di un interlocutore, mettiamo di 66 anni, che proprio anziano non si sente…). Le definizioni mediche però non temono le brutte figure e mettono “spietatamente” ‘inizio della terza età intorno ai 60-65 anni di età. Ma quante persone ne vengono colpite? All’incirca una persona su 20, non tantissime quindi; ciò dovrebbe darvi la serenità necessaria ad arrivare alla terza età senza dover necessariamente temere questo tipo di menopausa, ma le altre invece?

• L’osteoporosi post-menopausale
Se siete donne, più che l’arrivo della terza età dovrebbe spaventarvi la menopausa: è infatti in questo periodo della vita, così delicato per la donna, cje l’osteoporosi post-menopausale può colpire. Con quale frequenza? I calcoli percentuali in questo caso variano decisamente da statistica a statistica, partendo da un minimo di una donna su 20 ad un massimo di una donna su 3 o 4. Un numero molto alto quest’ultimo, che dovrebbe far propendere qualsiasi donna per dei controlli periodici col proprio medico per verificare la densità delle proprie ossa. Unico lato positivo di questa patologia è che raramente colpisce l’anca e non provoca quindi quelle fratture rovinose che colpiscono molte persone, ad esempio nella terza età.

• L’osteoporosi secondaria
Mentre l’osteoporosi post-menopausale e quella senile sono patologie in sé e per sé, quella secondaria prende questo nome in quanto avviene il seguito alla comparsa di un’altra patologia. Le più frequenti sono le malattie endocrine e croniche (come il morbo di Cushing e quelle della tiroide) , le neoplasie (cioè molti tumori), molte patologie gastrointestinale (come il morbo di Chron e la celiachia). L’osteoporosi secondaria può manifestarsi anche se non si soffre di altre malattie ma si assumono praticolari farmaci, quali quelli immunosoppressori, quelli cortisonici e i farmaci antiepilettici.

L’ osteoporosi senile

L’osteoporosi senile è una patologia tipica della terza età e praticamente universale nella quarta età: la soglia veneranda dei 90 anni corrisponde con un 90%  di possibilità di contrarre la malattia. Essa comunque non colpisce uomini e donne allo stesso modo: queste ultime hanno il doppio delle possibilità di soffrire di osteoporosi rispetto agli uomini.
Non bisogna però pensare che sia solo l’età a causare l’osteoporosi senile. Il nome non dovrebbe trarre in inganno in quanto, a parte l’oggettivo dato anagrafico, coloro che sono più a rischio sono gli anziani che presentano un o più delle seguenti caratteristiche:

• Insufficiente presenza di calcio a causa di una dieta sbagliata (tipico in molti anziani, che si ostinano a mangiare come se avessero ancora 20 anni!)
Al di là della presenza o meno di calcio nella dieta, molte persone risultano incapaci di assorbirlo normalmente anche se la loro dieta è più che equilibrata
• Una mancanza di ormoni sessuali (quali gli estrogeni nelle donne e il testosterone negli uomini)
• Una mancanza della preziosissima vitamina D (molto utile in molti campi, per esempio negli stati depressivi)
• Una mancanza di esposizione al sole: il sole fortifica, nel vero senso del termine! Infatti è proprio esso a fornire naturalmente (e gratuitamente!) la preziosa vitamina D

Al di là delle problematiche fin qui elencate, esistono numerose malattie tipiche degli anziani che hanno pericolosi effetti collaterali legati alla diminuzione della densità delle ossa. Pensiamo ad esempio alle malattie respiratorie, renali o a quelle del fegato. In ognuna di queste problematiche l’osso non riesce ad ottenere dagli alimenti delle sostanze di enorme importanza per il benessere psicofisico, quali il potassio, il sodio, il calcio. In alcuni casi sono gli stessi farmaci che da un lato dovrebbero aiutare l’anziano a creare un contro effetto che impedisce il reperimento di calcio, sodio e potassio necessari per il benessere osseo.

 

L’osteoporosi post menopausale

La menopausa è un momento di enorme delicatezza per le donne. Il loro corpo inizia a cambiare e la possibilità di diventare madri, ahimé, finisce. Come se non bastasse, con la fine del menarca compaiono delle patologie che non possono che aggravare questo pesante momento. Una delle patologie è ovviamente l’osteoporosi legata alla menopausa. Tuttavia non basta questo evidente legame per capire cosa la provochi esattamente. La colpa ricade su una importante carenza di estrogeni, determinata da due meccanismi patogenetici:

•     l’aumento del rinnovamento osseo (detto tecnicamente “turnover scheletrico”)
•     il pericoloso disaccoppiamento del riassorbimento rispetto alla neoformazione: la quantità di osso che si forma in ogni cosiddetta “unità di rimodellamento” è inferiore alla quantità di osso che viene effettivamente riassorbita.

Ma qual è il problema del turnover scheletrico? In teoria si tratterebbe di un positivo rinnovamento delle ossa del corpo umano, ma le cose non stanno esattamente così! Insieme al turnover compare infatti il fattore RANK-Ligand, un fattore di differenziazione ostecolastica. Per semplificare possiamo dire che esso provoca la produzione delle osteoclasti, delle cellule di grandi dimensioni legate al riassorbimento delle ossa. Va da sé che con aumento di turnover e un aumento di cellule osteoclasti il riassorbimento supera il normale limite fisiologico.
Tuttavia c’è una notizia positiva: questa perdita di massa ossea tipica delle donne in menopausa diminuisce col passare del tempo. Ad una fase precoce, subito dopo la fine totale del menarca, segue una fase della durata di 5-10 anni. Essa è decisamente più lenta e provoca quindi meno danni alla qualità delle ossa; essa continuerà a diminuire, ma più lentamente.

 

L’osteoporosi secondaria

L’osteoporosi secondaria dipana i suoi effetti in una gran quantità di meccanismi, ricordiamo qui i più importanti:

• L’alterazione della qualità ossea
• Le potenziali infiammazioni croniche
• La riduzione della mobilità e il conseguente aumento di rischio di cadute e successive fratture

In alcuni casi i problemi si legano ad una pericolosa comorbidità. (ovvero la presenza contemporanea di più malattie nel corpo della stessa paziente, malattie che ovviamente si influenzano reciprocamente in una sorta di sinergia negativa).
Ma quali sono queste patologie che collaborano nel provocare o aggravare una osteoporosi già esistente?
Elenchiamo qui le più importanti:

• La temibile sclerosi multipla
• Le patologie di tipo neurologico (ad esempio il morbo di Parkinson)
• La frustrante (soprattutto per i familiari della paziente) anoressia nervosa (essa è pericolosa in quanto impedisce un apporto sufficiente di calcio dagli alimenti)
• L’ipercalciuria idiopatica (in questo caso il calcio necessario all’organismo viene purtroppo perso con la minzione, cioè con la dispersione di urina)
• Il mieloma multiplo (un temibile tumore che aggredisce le plasmacellule, fondamentali per il benessere del sistema immunitario)
• Il diabete

 

Quali farmaci peggiorano l’osteoporosi secondaria

Per evitare l’osteoporosi secondaria è indispensabile conoscere esattamente i farmaci che  la possono provocare, fra essi ricordiamo:

• Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina SSRI. Tali farmaci sono particolarmente pericolosi se assunti dagli anziani: statistiche mediche informano che la possibilità di subire fratture negli anziani che assumono gli inibitori è addirittura doppia rispetto a chi non ne fa uso.

• I glucocorticoidi (cortisonici): se assunti per lunghi periodi di tempo, questi ormoni steoridei creano notevoli danni alla densità ossea, soprattutto per le trabecole (delle lamelle formate da strati distinti di cellule osse e fibre, unite da particolari fibre collagene.)

• I tiazolidindioni: (farmaci che aumentano la sensibilità all’insulina nei tessuti, soprattutto per il diabete di tipo 2), essi hanno due controindicazioni. La prima è di carattere anche estetico (aumento della massa grassa) la seconda è pregiudicante della massa ossea.

• I farmaci per i tumori al seno: alcuni di essi (come gli inibitori dell’aromatasi

• La terapia con inibitori dell’aromatasi (enzima che catalizza la reazione che a partire dal testosterone opera la sintesi di estradiolo) per il tumore al seno può rappresentare un rischio per la salute delle ossa. Essi infatti bloccano la creazione di estrogeni tramite sintesi extra-gonica. Gli estrogeni sono utili nella protezione dello scheletro e la loro assenza lo rende più sensibile a varie patologie.

• I farmaci anticonvulsivanti (utilizzati soprattutto per inibire le crisi epilettiche): la loro presenza aumenta la formazione di cataboliti inattivi della vitamina D e , riducendo i livelli della 25 idrossivitamina D3, impediscono un completo assorbimento del calcio a livello intestinale.

• Il medrossiprogesterone acetato: questo farmaco provoca due effetti decisamente diversi a seconda dell’età della persona che lo assume. Ciò è valido solo per le donne, in quanto l’efficacia del farmaco è strettamente legata al menarca. Quando il farmaco è somministrato dopo la menopausa gli effetti sono positivi per le ossa.

•  ha dimostrato effetti benefici sul tessuto osseo delle donne in postmenopausa. Diverso il discorso per le donne in premenopausa: in questo caso il medrossiprogesterone provoca notevoli perdite di osso trabecolare.

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